Un comando divino: Dio e i Suoi angeli inviano benedizioni

﴿إِنَّ اللَّهَ وَمَلَائِكَتَهُ يُصَلُّونَ عَلَى النَّبِيِّ يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُوا صَلُّوا عَلَيْهِ وَسَلِّمُوا تَسْلِيمًا﴾

In verità, Allah e i Suoi angeli invocano benedizioni sul Profeta. O voi che credete, invocate su di lui benedizioni e invocate su di lui la pace.

Corano 33:56

La pratica delle Salawat non è semplicemente una consuetudine culturale — ha origine come comando diretto di Dio nel Corano. In questo versetto, Dio rivela che Egli stesso e i Suoi angeli inviano benedizioni sul Profeta, e invita i credenti a unirsi a questo atto celeste.

Sheikh Abdullah Siraj al-Din spiega che il versetto contiene due forme di notizia (khabar) prima del comando: la prima è che Dio stesso invia benedizioni (salah) sul Profeta — intendendo la Sua misericordia, esaltazione e lodi nei suoi confronti nell'Assemblea Suprema (al-Mala' al-A'la); la seconda è che gli angeli, tutti senza eccezione, anch'essi inviano benedizioni su di lui — significando le loro suppliche e la richiesta di perdono per suo conto. L'uso del tempo presente (yusalluna, يُصَلُّون) indica che questa benedizione è continua, perpetua e incessante — non un evento una tantum.

Gli studiosi osservano che si tratta di una delle rare istanze nel Corano in cui Dio descrive un'azione che Egli compie e poi invita l'umanità a parteciparvi — un onore unico non accordato ad alcun altro atto di culto in questo modo.

  • Da parte di Dio: la Sua salah sul Profeta significa misericordia, piacere divino e lode nell'Assemblea Suprema
  • Dagli angeli: la loro salah significa supplica continua e richiesta di perdono a suo favore
  • Dai credenti: la loro salah significa supplicare Dio chiedendogli di benedire ed esaltare il Profeta
  • Il comando si rivolge a tutti i credenti in tutti i tempi e luoghi — rendendolo un obbligo universale e permanente